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Riqualificare energeticamente il patrimonio edile esistente
(del 28/03/2008 alle 16:58:11,  LEGGI POST, linkato 1091 volte)

Leggiamo ormai su qualsivoglia quotidiano o rivista che le responsabilità del 42% dei consumi energetici del continente europeo sono attribuite alla scellerata gestione termica degli edifici residenziali e del comparto terziario. Il ministero dello Sviluppo Economico rivela che quasi il 90% del patrimonio edile italiano ha un fabbisogno energetico di circa 220 kWh/mq*a, ovvero consuma ogni anno circa 22 litri di gasolio per mq abitato (una casa passiva ne consuma meno di 15 kWh/mq*a).
La direttiva 91/2002 è volta proprio a ridurre questo gigantesco “buco nero energetico”, con risparmi stimati nell’ordine di 60 miliardi di Euro e 70 tonnellate di petrolio che gli equivalgono, oltre alla creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro.
Nel resto d’Europa cosa accade? le decisioni governative si orientano nella direzione del risanamento energetico delle preesistenze architettoniche e, in Danimarca ad esempio, si richiede la certificazione energetica per tutti gli edifici, non solo per quelli di nuova costruzione oppure oggetto di ristrutturazione. Queste scelte hanno comportato un ritorno degli investimenti del 13%, quasi come i bond argentini, ma molto più sicuri!
Diversamente, l’Italia che pur ha il parco edificato più obsoleto tra i paesi europei industrializzati, ha risposto alla direttiva 91/2002 con pessimi decreti che hanno imposto i valori d’isolamento più bassi d’Europa. Il problema è molteplice:
- tecnico per la mancanza di professionalità rispetto a queste tematiche,
- culturale per la superficialità con cui si è procrastinato di affrontare la questione energetica sinora,
- economico.

Nel panorama europeo le strade previste sono almeno tre:
1) l’incentivazione delle ESCO (Energy Service COmpany), società private che si propongono, con la partecipazione o meno della proprietà, di riqualificare condomini, complessi residenziali o pubblici. Questo è possibile perché le ESCO rientrano della spesa sostenuta al posto dei residenti, guadagnando dalla vendita, per un certo periodo, dell’energia derivante dalla maggior efficienza energetica degli edifici.
2) Incentivi fiscali prorogati fino al 2010 dalla nuova Finanziaria, consistenti nella detrazione irpef del 55% per chi ottiene determinati risultati in termini di efficienza energetica in conseguenza di una riqualificazione su un immobile esistente.
3) Costruire sul costruito finanziando a costo zero i risanamenti energetici.
Dalla posizione in cui siamo in Italia in materia, può sembrare qualcosa di fantascientifico, invece è una strada originale percorsa con successo nei paesi scandinavi da imprese edili, cooperative di artigiani e professionisti del settore energetico. Come? Si consente di innalzare i fabbricati esistenti di un piano da mettere in vendita sul mercato. Con l’introito si procede interamente a risanare la parte preesistente dell’edificio senza alcuna spesa per i residenti. Oltretutto, contribuendo a rispondere alla crescente necessità di alloggi a prezzi contenuti (non ci sarebbe l’incidenza del costo del terreno) senza sottrarre ulteriore spazio al già ridottissimo verde pubblico. Da non sottovalutare è anche la possibilità di incentivare tutte le attività associate ad una nuova edilizia sostenibile, con la creazione di posti di lavoro che ne conseguirebbe.

 
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