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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
(del 29/07/2007 alle 10:39:35, LEGGI POST, linkato 4807 volte)
Venerdì 27 luglio è stata inaugurata la prima casa passiva costruita in provincia di Mantova: casa Canellini a Campitello di Marcaria. Ho contato quasi cento persone presenti alla manifestazione organizzata da Autonoma, l' Agenzia Agire e il Comune di Marcaria. All'invito del proprietario il sig. Ermanno Canellini hanno aderito non solo gli addetti ai lavori (architetti, geometri, termotecnici, aziende del settore edile e termotecnico) ma anche i cittadini di Campitello e dei comuni limitrofi che hanno dimostrato il loro interesse all'argomento casa passiva e in particolare allo slogan ideato per l'occasione "Confort a 1,50 euro/mq". La manifestazione ha avuto inizio presso la Sala delle Delegazioni "Sala Civica" di Campitello dove, dopo il "benvenuto" del Sindaco di Marcaria Carlo Orlandini sono intervenuti prima Francesco Dugoni dell'Agenzia Agire poi Ermes Baroni di Opera global service e infine Massimo Smerieri di ET-Studio.
Francesco Dugoni ha presentato l'agenzia Agire che si propone di favorire un collegamento funzionale tra le diverse strutture e competenze oggi esistenti a livello locale (pubbliche o private) che si occupano di progetti e servizi connessi alle tematiche energetiche. L’intento di Agire è quello di assicurare un riferimento unitario e costante che incoraggi azioni sinergiche mirate ad uno sviluppo realmente sostenibile. Successivamente ha attirato l'attenzione della numerosa platea sugli aspetti collegati al consumo di energia dove gli edifici la fanno da padrone occupando il 50% del consumo totale e soprattutto sono responsabili di molti sprechi. In Italia ci sono 26 milioni di abitazioni delle quali almeno l'80% sono prive di isolamento termico -fonte ANIT (Associazione Nazionale Isolamento Termico e acustico). Dugoni ha messo a confronto il sistema costruttivo tradizionale, mediamente di CLASSE G, con quello di un edificio a basso consumo energetico dimostrando come semplici operazioni di isolamento termico permettano di realizzare una casa cosiddetta di CLASSE B ( consumo energetico inferiore a 43 KWh/mq anno). Nell'ultima parte del suo discorso Dugoni ha invitato tutti a fare una diagnosi del consumo energetico della propria abitazione fornendo gli elementi base per fare un calcolo della spesa energetica annua. A tale proposito ha anche dimostrato che i costi aggiuntivi per la realizzazione di un edificio a basso consumo energetico rispetto a uno tradizionale si ammortizzano in soli 5 anni con il risparmio economico che si ottiene sulle bollette.
Ermes Baroni, sensibilmente emozionato, ha ripercorso la storia di Casa Canellini passo dopo passo partendo dal momento in cui ha convinto il proprietario a cambiare il lotto di terreno orientato a nord-est e precedentemente acquistato con quello nuovo orientato a sud-ovest. Questa scelta ha gettato le basi di un ambizioso progetto: realizzare la prima casa passiva della provincia di Mantova e quindi raggiungere la certificazione di “CASA CLIMA” con sistemi di ventilazione meccanizzata con scambiatori di calore, che permettono di conservare all’interno dei locali il fresco d’estate, il caldo d’inverno e provvedendo in automatico al ricambio dell’aria interna.
Il discorso del signor Ermes Baroni, ideatore/coordinatore del progetto e amministratore di Opera global service di Verona, si è incentrato principalmente sulla descrizione della costruzione a secco ad ossatura metallica, altra particolarità di casa Canellini. Successivamente ha ringraziato tutte le maestranze che sono state coinvolte nel progetto, la professionalità delle quali ne ha permesso la realizzazione.
Massimo Smerieri, socio di ET-Studio e partner di Opera global service in Autonoma, è stato il vero protagonista di questa fase della manifestazione. Una volta presa la parola ha iniziato subito a descrivere la complessa impiantistica di casa Canellini e quali sono stati gli effettivi elementi che l'hanno portata ad essere classificata casa passiva.
Smerieri ha descritto in ogni minimo dettaglio la composizione delle pareti esterne in fibra di cellulosa proveniente dagli Stati Uniti, l’isolamento del tetto con lana di roccia e copertura in rame, la ventilazione del pavimento con igloo, i serramenti i PVC con triplo vetro ed infine l’impianto di ventilazione forzata con recupero di calore ad elevato rendimento. Ha spiegato che il suo maggior nemico nella progettazione di questa abitazione è stato il caldo e devo dire che ha vinto la sua battaglia a detta di tutti i presenti che dopo la presentazione del progetto hanno fatto visita a casa Canellini ritrovando un clima davvero confortevole.
La temperatura esterna di questo caldo pomeriggio di luglio aveva raggiunto i 36° C e all’interno dell’abitazione la temperatura era di 24° C. Quale poteva essere una dimostrazione migliore del fatto che una casa passiva da una parte riduce i costi di mantenimento energetico e dall’altra garantisce un confort senza eguali: il fresco è equamente distribuito in tutta l’abitazione.
Direi che è assolutamente azzeccato lo slogan “CONFORT a 1,50 euro/mq” così come la diretta testimonianza di Canellini ha potuto dimostrare, dati alla mano, che l’investimento per realizzare questa casa passiva rispetto ad averla costruita in maniera tradizionale è stato solo del 18% superiore.
Technorati Profile
(del 26/07/2007 alle 16:18:30, LEGGI POST, linkato 1812 volte)
VUOI FINALMENTE VEDERE CON I TUOI OCCHI COM’E’ UNA CASA PASSIVA FINITA?
partecipa
VENERDI 27 LUGLIO ore 18.00 presso Delegazione Comunale “Sala Civica” via Rossini, 10 - Campitello di Marcaria (MN) all'inaugurazione di “CASA CANELLINI”.
>> visualizza mappa <<
Sarà l’occasione per sentire la testimonianza diretta del proprietario, per capire quali sono i criteri progettuali applicati, per conoscere gli innumerevoli VANTAGGI della prima casa a microclima ideale.
Interverranno come relatori: Carlo Orlandini, Sindaco di Marcaria Francesco Dugoni, Agenzia Agire Ermes Baroni, ideatore e coordinatore del progetto Massimo Smerieri, progettista delle soluzioni di isolamento e di risparmio energetico adottate.
A seguire visita guidata a “Casa Canellini” e piccolo rinfresco.
>> download invito <<
(del 26/07/2007 alle 16:09:46, LEGGI POST, linkato 6102 volte)
L’obiettivo principale e la sfida primaria per i progettisti è stata quella di creare uno spazio confortevole per i futuri abitanti e al contempo una struttura che risaltasse nel panorama edilizio circostante. A differenza delle case passive realizzate nei paesi mitteleuropei, tutte con le finestre orientate a sud per massimizzare gli apporti solari invernali, i dati climatici medi delle latitudini della pianura padana hanno indotto i progettisti a elaborare una diversa configurazione, evitando in tal modo il surriscaldamento estivo, che per un edificio ad alto isolamento termico rappresenta, sotto il profilo energetico, un problema maggiore dello stesso riscaldamento invernale.

L’unità abitativa ad uso unifamiliare è stata realizzata in modo da soddisfare i requisiti di passività. Essa è caratterizzata dai seguenti parametri energetici:
Indice termico dell’edificio: 13 kWh/m²a Perdite di calore per trasmissione: QT = 8868 kWh/a Perdite di calore per ventilazione: QV = 462 kWh/a Guadagni termici per carichi interni: QI = 1962 kWh/a Guadagni termici solari: QS = 5476 kWh/a
Composizione delle pareti esterne: - tamponamento perimetrale ad orditura metallica e rivestimento in lastre di fibrocemento rinforzato - fibra di cellulosa; - lastra di cartongesso; - intercapedine d’aria (per alloggio impianti) - doppio strato di lastre di cartongesso. Trasmittanza della parete “U” = 0,12 W/ m²K
Tetto: - livellamento con poliuretano; - lana di roccia; - microventilazione; - copertura in rame. Trasmittanza della copertura “U” = 0,1 W/ m²K
Fondazione verso terra: - ventilazione con igloo; - massetto in cls; - EPS; - massetto; - pavimentazione; Trasmittanza del pavimento su terra “U” = 0,1 W/ m²K
Finestre: - telaio in PVC; - triplo vetro con telaio in PVC U = 0,8 W/ m²K
IMPIANTISTICA: - impianto di ventilazione forzata con recupero di calore ad elevato rendimento, con integrazione tramite batteria di post-riscaldamento e raffrescamento - impianto solare termico per produzione la di acqua calda sanitaria e l’integrazione del sistema ventilante - impianto geotermico - termostufa a pellets.

(del 23/07/2007 alle 18:23:44, LEGGI POST, linkato 3527 volte)
Le case passive sono nate in Svezia, e si sono diffuse successivamente in altri paesi dell’Unione Europea, quali Olanda e Germania. La prima costruzione passiva in Germania è stata realizzata a Darmstadt nel 1991 ad opera del dottor Feist (che pochi anni dopo fonderà il Passivhaus Institut, l’istituto più importante a livello europeo che si occupa di ricerca e sviluppo nel campo dell’utilizzo ad alta efficienza dell’energia). E' un complesso di case a schiera a tre piani i cui consumi di energia sono risultati inferiori del 90% di quelli di una casa tradizionale. Qualche anno dopo a Friburgo è stata costruita la prima casa passiva plurifamiliare. Dopo queste prime esperienze, la realizzazione di edifici passivi si è intensificata (attualmente nella sola Germania esistono più di 3.000 edifici passivi), e nel 1996 è stato fondato il Passivhausinstitut (PHI) di Darmstadt, un istituto indipendente di ricerca e sperimentazione che si occupa dell'analisi e dello sviluppo di strategie energeticamente efficienti. Il PHI in particolare si occupa di costruzioni di tipo passivo, dell’analisi dei componenti edilizi ed impiantistici, nonché della certificazione e della valutazione delle prestazioni degli stessi. Attualmente non esiste un documento ufficiale riconosciuto come norma in cui vengano definiti gli standard delle case passive: i requisiti definiti dal PHI in base a continue ricerche per il momento sono solo indicazioni testate e certificate dall'Istituto. Ogni anno, a seguito anche di sperimentazioni e monitoraggi continui in campo, il PHI formula ulteriori specifiche prestazionali agli standard fissati in precedenza nell’ottica di un miglioramento continuo delle prestazioni energetiche ed ambientali dell'edificio. È dell’anno appena passato invece la prima Passivhaus degli Stati Uniti: si trova in Minnesota, a Bemidji. E poi l’Italia, dove pochi progettisti e imprenditori che ci credono hanno iniziato a mettersi in testa che una via alternativa all’edilizia tradizionale fosse possibile anche qui. Sfida non facile per un paese come il nostro dove sia i tecnici che gli imprenditori tendono sempre a posticipare il futuro il più in la possibile, scoraggiati anche da legislazioni vecchie e poco tempestive nel cogliere i grandi mutamenti, in questo caso delle prospettive abitative.
Attualmente in Italia abbiamo notizia esistano solo 5 case passive inclusa la prima Casa Autonoma, Casa Canellini a Campitello di Marcaria (MN).
(del 20/07/2007 alle 08:48:22, LEGGI POST, linkato 5795 volte)
Il progetto nasce nel 2004 quando i signori Canellini decidono di acquistare un lotto di terreno di circa 800 m2 e ci chiedono una consulenza per l’espletamento delle pratiche del caso.
I nostri consigli portano ad acquistare il lotto di terreno sul quale nascerà Casa Canellini, orientato a sud-ovest invece di quello praticamente già acquisito, orientato a nord-est per una migliore esposizione al sole.
Dopo alcuni sopraluoghi ci si rende conto che le vecchie abitazioni del paese, e non solo le più vecchie, sono spesso deteriorate nella loro parte inferiore da umidità ascensionale, presumiamo, proveniente dal terreno sottostante, che ha caratteristiche morfologiche particolari: un sottosuolo argilloso assai poco drenante.
In fase costruttiva realizziamo così una platea aerata in cemento armato su due livelli: una a quota del terreno per l’accesso al garage, l’altra a quota + 85 cm per la zona giorno dell’abitazione. L’ingresso pedonale viene posizionato sul lato sud-ovest, il passo carraio a nord-est.
Già nella prima fase di bozza progettuale cerchiamo di contenere la dimensione delle aperture nel lato nord-est, ampliando invece quelle a sud ovest, dove infatti verrà realizzata la parte della casa più utilizzata, più “vissuta” nell’arco della giornata e l’area adibita a verde.
Tenendo conto anche delle nuove normative antisismiche e di esperienze costruttive precedenti, che ora non sto qui ad elencarvi, decidiamo, con l’approvazione della committenza, di realizzare una costruzione cosiddetta a secco.

Il sistema “a secco” fa’ della semplicità realizzativa e dell’ottimizzazione dei rapporti tra i vari componenti i suoi punti di forza. Il sistema “a secco” è costituito da una struttura portante, nel caso di questo progetto Casa Canellini in acciaio, come ossatura, completata da tamponamento parietale. La parete esterna è costituita da un “sandwich” di vari materiali assemblati in opera, dello spessore di 30 cm. Procedendo dall’esterno verso l’interno, ”il pacchetto” è formato da: - un pannello rigido a base cementizia di 12,5 mm. - un telo steso in aderenza, come barriera al vento. - un vano cavo di 27,5 cm e a chiudere l’intercapedine dalla parte interna, - un pannello di cartongesso rivestito da una microlamina di alluminio sul lato non a vista che funge da barriera vapore.
La struttura metallica viene quindi inglobata in questa intercapedine la quale è stata successivamente riempita da cellulosa iniettata a pressione, cellulosa di ultima generazione importata direttamente dagli Stati Uniti.

Con questa tecnica costruttiva dovremmo avere sopperito in modo soddisfacente anche alla formazione di ponti termici, anche perché le strutture ombreggianti sono autoportanti e non legate in alcun modo all’ ossatura principale della casa.
In adiacenza al pacchetto-parete, all’interno della casa è stata costruita una controparete da 11,5 cm. di spessore con a finire due pannelli sfalsati e sovrapposti in cartongesso, stuccati e lisciati nelle giunture pronti per essere imbiancati. Questa seconda intercapedine vuota, ha consentito l’inserimento dell’impianto elettrico e nello stesso tempo ha salvaguardato, lasciandolo intatto, il pacchetto-parete isolante della parete esterna.
L'elevato grado di isolamento termico ottenuto, permette di conservare per molto tempo all'interno dell'abitazione il fresco d'estate e il caldo d'inverno, garantendo un elevato comfort termoacustico. Inoltre, l'abitazione è stata dotata di un sistema di ventilazione meccanica controllata in grado di garantire il perfetto ricambio d'aria, l'ottimale tasso d'umidità e il recupero del calore. I pannelli solari, la pompa geotermica e i sistemi di regolazione elettronica sono stati progettati per sfruttare al massimo l'energia gratuita che ci fornisce la natura, permettendoci di eliminare l'impianto di riscaldamento e di raffrescamento tradizionale.
Casa Canellini ha di fatto anticipato la nuova normativa sulla classificazione energetica degli edifici in base alla quale oggi classifichiamo Casa Canellini come una Casa Passiva. Per questo possiamo, senza essere smentiti, coniare lo slogan Comfort a 1,50 € al m2.
(del 19/07/2007 alle 17:45:51, LEGGI POST, linkato 1686 volte)
Mentre gli altri paesi europei hanno già da tempo sostenuto l’edilizia a basso consumo energetico e l’edilizia ecologica, l’Italia ha dovuto come al solito attendere una Direttiva Europea che imponesse di cambiare registro in materia di edilizia. Si dovrà attendere infatti la primavera del 2007 per avere un decreto che attribuisce contributi a chi ristruttura una casa già esistente, ponendo in essere opere che ne migliorino il consumo energetico. Tradotto, se ristrutturo la mia vecchia casa con caldaia a gas, termosifoni, tetto isolato solo dalle tegole o poco più prendo un contributo statale, se invece decido responsabilmente di costruire da zero una casa in grado di risparmiare energia all’impossibile come è una casa passiva, una casa autonoma, non prendo una lira. Come spesso è accaduto in Italia, la lobby dei costruttori adagiata sui propri allori è riuscita a non far passare la parte del testo in fase di approvazione che garantiva il 50% di detraibilità anche per le spese relative alla realizzazione di nuove abitazioni. Di seguito si riportano i testi della normativa italiana. Decreto Ministeriale 19/02/2007Legge dello Stato 27/12/2006 n. 296Decreto Legislativo 29/12/2006 n. 311Decreto Legislativo 19/08/2005 n. 192Si lascia agli utenti del sito la possibilità di fare ciascuno la propria valutazione in sede di commento al blog.
(del 19/07/2007 alle 17:45:19, LEGGI POST, linkato 4219 volte)
Il fabbisogno di energia termica per una casa passiva non deve superare i 15 kWh/m2 di superficie calpestabile all'anno, e ciò deve essere soddisfatto senza l'apporto di un impianto di riscaldamento. Devono bastare i contributi dell'irraggiamento solare, del metabolismo delle persone che li abitano (circa 80 watt ciascuna), delle dispersioni termiche degli elettrodomestici e delle lampadine, del calore prodotto per cucinare. Nelle condizioni climatiche più rigide si può utilizzare un sistema centralizzato di ricambi d'aria con scambiatore di calore, che richiede consumi di energia elettrica così modesti da poter essere soddisfatti con fonti rinnovabili. Bisogna ridurre al minimo gli scambi termici tra l'interno e l'esterno dell'edificio. D'inverno non deve entrare il freddo e non deve uscire il caldo. D'estate non deve entrare il caldo e non deve uscire il fresco. Per raggiungere questi obbiettivi si deve intervenire a tre livelli: - realizzando una accuratissima coibentazione dei muri perimetrali, del sottotetto e del pavimento del piano terreno; - installando finestre con telai coibentati e vetricamera termoisolanti, doppi o tripli in relazione alle caratteristiche climatiche della zona; - utilizzando, dove è necessario, sistemi di ventilazione meccanica con scambiatori di calore per i ricambi d'aria. Al fine di ottenere i massimi risultati col minimo costo d'investimento, sono stati studiati programmi di calcolo che consentono di valutare in fase di progettazione quale sia il mix ottimale degli interventi da realizzare a questi tre livelli in relazione alle caratteristiche dell'edificio, alla sua destinazione d'uso, ai dati climatici del luogo in cui verrà costruito. Un valido programma deve consentire di calcolare mese per mese il bilancio tra le perdite di calore per trasmissione e aerazione e i guadagni di calore forniti dall'irraggiamento solare; le perdite di calore causate da ponti termici e ombreggiature; il bilancio energetico dell'impianto di ventilazione; i guadagni di calore interni. La coibentazione dell'involucro esterno dell'edificio si ottiene realizzando intercapedini di uno spessore variabile tra i 20 e i 60 centimetri riempite di materiali isolanti. Lo spessore delle intercapedini incide in maniera rilevante sugli extra-costi di costruzione rispetto a un edificio normale, non solo per il prezzo degli isolanti termici con cui si riempiono, ma anche perché accresce la superficie edificata. Naturalmente deve essere tanto maggiore quanto più basse sono le temperature minime della zona, ma sarà tanto minore quanto più efficaci sono i coibenti utilizzati, ovverosia quanto più basso è il valore della loro conduttanza termica. Questo valore si misura in Watt al metro per grado di temperatura (W/mK, dove K indica i gradi Kelvin) ed è molto basso nelle fibre e nelle schiume minerali, nelle schiume di vetro e nel polistirolo. Una soluzione valida anche ecologicamente è la cellulosa in fiocchi, ricavata da carta di giornale sminuzzata opportunamente in modo da farle assumere la consistenza del cotone e trattata con sali di boro antimuffa e ignifughi. Con una efficiente coibentazione si realizza un involucro ermetico di cui si può misurare la tenuta d'aria con appositi strumenti. Per ridurre al minimo le dispersioni termiche attraverso le finestre si utilizzano telai coibentati e vetri doppi o tripli, facendo molta attenzione ai ponti termici che si possono creare sulla cornice tra il telaio e il vetro. I vetricamera devono essere di tipo evoluto, con caratteristiche che consentono di ottenere un isolamento maggiore del 50/60 per cento rispetto ai vetricamera semplici. Il risparmio energetico che ne consegue va da 9 a 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano all'anno per metro quadrato di superficie vetrata. Il mercato tedesco ormai offre una vasta gamma di finestre per case passive certificati come componenti di qualità. Il terzo aspetto su cui occorre intervenire sono i ricambi d'aria, perché ogni volta che si aprono le finestre, quella che entra nelle stanze è fredda d'inverno e calda d'estate. Per evitare le perdite energetiche che ne conseguono, l'aria esterna viene introdotta in casa attraverso un impianto di distribuzione e trattamento dove viene riscaldata dal calore dell'aria viziata estratta dall'interno e portata all'esterno. Il rendimento dello scambio termico è del 75 per cento, per cui quando l'aria proveniente dall'esterno si diffonde nelle stanze è già quasi alla temperatura ambiente. I ricambi forzati evitano anche i ristagni di umidità perché il vapore acqueo fuoriesce con l'aria viziata. L'impianto è in grado di operare ricambi differenziati stanza per stanza, più frequenti nelle cucine e nei bagni, dove l'umidità è maggiore, meno frequenti nelle altre camere. Per potenziare il contributo dello scambiatore di calore al condizionamento termico degli ambienti, il condotto che preleva l'aria dall'esterno può essere fatto passare sotto terra a una profondità di circa 1 metro e mezzo, dove la temperatura è costante e si aggira intorno ai 15 gradi: ben più calda dell'aria esterna d'inverno e ben più fresca d'estate. Questa soluzione comporta però maggiori costi d'investimento, per cui viene adottata solo nelle situazioni in cui è necessaria. Risultati ancora più efficaci in termini di riscaldamento invernale e raffrescamento estivo si possono ottenere collegando al tubo sotterraneo una pompa di calore. La somma dei risultati che si possono ottenere intervenendo a questi tre livelli consente di realizzare edifici con dispersioni termiche talmente basse da poter essere riscaldati con meno di 15 chilowattora al metro quadrato all'anno. Ma per ricevere lo standard di casa passiva non basta: questi chilowattora non devono essere ricavati da un impianto di riscaldamento. Oltre agli apporti interni dati dal metabolismo delle persone e al calore di scarto dei motori degli elettrodomestici e delle lampade, occorre pertanto sfruttare bene gli apporti gratuiti esterni dell'irraggiamento solare. A tal fine le finestre devono essere distribuite in modo da catturarne il più possibile d'inverno, evitando al contempo i rischi di surriscaldamenti estivi per non aver bisogno di condizionatori. Sul lato nord le superfici vetrate servono soltanto a garantire una luminosità sufficiente ed è bene che non superino il 10 per cento della facciata. Nel lato sud non possono essere inferiori al 40 per cento della facciata, altrimenti non basterebbero a captare la quantità necessaria di irraggiamento solare, ma è meglio che non siano superiori al 60 per cento, perché gli apporti ulteriori d'inverno non potrebbero essere utilizzati mentre d'estate porrebbero i problemi di surriscaldamento a cui ho fatto cenno. Sui lati ovest ed est la dimensione ottimale delle finestre può variare tra il 15 e il 30 per cento delle facciate, tenendo presente che i rischi di surriscaldamento estivo sono maggiori sul lato ovest. I tubi sotterranei in cui far passare l'aria per rinfrescare gli ambienti sono stati inventati dagli Assiro-Babilonesi, che li facevano anche attraversare vasche d'acqua fredda scavate sotto gli edifici. Sistemi analoghi venivano utilizzati dagli antichi romani. Lunghi camini di raffreddamento, che incanalano l'aria calda sottraendola per differenza di pressione agli ambienti da rinfrescare venivano utilizzati dagli arabi e sono ancora visibili nei castelli normanni in Sicilia. Intercapedini riempite di fibre vegetali per coibentare pareti e sottotetti; magazzini di calore realizzati con intercapedini riempite di cocci di laterizi sulle pareti dei camini; captazione dell'irraggiamento solare attraverso la distribuzione e l'ampiezza differenziata delle finestre e un opportuno orientamento delle case; utilizzo della morfologia dei suoli come barriera ai venti freddi del nord; sfruttamento del metabolismo animale: sistemi di questo genere sono sempre stati utilizzati dall'umanità per climatizzare le case prima che l'abbondanza delle fonti fossili li facesse apparire metodi primitivi e poco efficaci. Noi ci proponiamo invece di rivalutare questi metodi implementandoli con le più avanzate conoscenze tecnico-scientifiche e i più sofisticati sistemi di calcolo per ottenere risultati sempre più efficaci. La possibilità di costruire case senza impianto di riscaldamento anche nelle più avverse condizioni atmosferiche l'abbiamo ormai dimostrata. E le difficoltà crescenti poste dalle fonti fossili, sia in termini di esaurimento delle risorse, sia in termini di inquinamento ambientale, sia in termini di approvvigionamento, stanno facendo crescere l'interesse nei confronti dei prodotti che noi certifichiamo, tant'è che in Germania il settore delle case passive è l'unico in forte espansione nel mercato delle costruzioni, ormai in crisi da anni. Ma le motivazioni che ci spingono ad approfondire la ricerca e a migliorare la qualità non sono soltanto economiche. Sono anche e soprattutto ecologiche. I nuovi obbiettivi che ora ci proponiamo di raggiungere sono due. In primo luogo vogliamo ridurre gli extra-costi delle case passive, che in una decina d'anni sono già scesi fino a diventare appena il 10 per cento in più delle costruzioni normali. In secondo luogo vogliamo fare un salto di qualità, passando da edifici che non consumano energia per il riscaldamento a edifici che producono l'energia elettrica di cui hanno bisogno e l'energia termica per gli usi sanitari in modi efficienti e puliti. «Sì, perché siamo convinti che la transizione dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili non potrà avvenire se non insieme alla transizione dalla produzione centralizzata in grandi impianti alla produzione diffusa in piccoli e medi impianti finalizzati all'autoconsumo ma collegati alla rete, in modo da riversarvi i chilowattora eccedenti quando ne generano più di quelli che consumano e da attingervi quelli di cui hanno bisogno quando ne consumano più di quelli che producono».
- tratto da un'intervista a Wolfrgang Feist, PASSIVHAUSINSTITUT -
<< Si tratta di un particolare standard costruttivo che si basa sull’integrazione di tecnologie e materiali che garantiscono all’edificio una elevata qualità abitativa e una quasi totale assenza di spese per consumi energetici. Gli edifici sono caratterizzati da un involucro altamente isolato e dall’assenza di ponti termici, hanno ampie vetrate a sud e sono dotati di un impianto di ventilazione controllata con recupero di calore. Sono detti passivi perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi da finestre e vetrate esposte a sud con il calore prodotto e recuperato da sorgenti interne quali le persone, le apparecchiature, macchinari, l’illuminazione artificiale è quasi sufficiente a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda. Il fabbisogno energetico residuo inferiore ai 15 KW al metro quadro di superficie calpestabile l’anno, viene coperto mediante una pompa di calore. e quindi non hanno bisogno dell’impianto di riscaldamento convenzionale. Una casa è passiva se risponde, dunque, a queste caratteristiche: super isolamento, la ventilazione meccanica controllata, con recupero di calore interno, la capacità di rispondere alla restante esigenza di energia con energia rinnovabile. La ventilazione, in una casa passiva, è indispensabile per realizzare il ricambio dell’aria sia per ragioni igieniche sia per perdere la minor quantità possibile di energia. L’impianto è installato in modo da non rendere percepibile alcuna corrente d’aria. I filtri devono essere cambiati una volta l’anno, ma la manutenzione è facile e il padrone di casa può farla da sé. >>
- tratto da un Editoriale di Maria Teresa Rotolo, CORRIERE CASA -
(del 19/07/2007 alle 16:51:29, LEGGI POST, linkato 4702 volte)
L’esigenza di progettare e realizzare abitazioni a basso consumo energetico trae origine da una duplice problematica: - ecologica, volta a limitare le emissioni di gas serra: negli ultimi decenni infatti, l’espansione urbanistica e produttiva a livello mondiale hanno determinato incrementi di CO2 nell’atmosfera che stanno già determinando il “global warming”, l’aumento della temperatura dell’atmosfera terrestre e degli oceani. Le previsioni degli scienziati (fino a poco tempo or sono più controverse di quanto lo siano allo stato attuale) appaiono, al riguardo, allarmanti: esse delineano scenari per i prossimi decenni che paventano fenomeni, quali la scomparsa anche del 30% delle specie viventi, siccità permanente in vaste aree del pianeta, aumento del livello degli oceani che porteranno, entro la fine del secolo, alla sommersione di molte zone costiere e alla necessità di spostamento di circa un miliardo di persone, - energetica, non disgiunta dalla prima, causata dall’assottigliamento delle fonti tradizionali di energia rappresentate da combustibile fossile (petrolio e derivati). Anche a causa delle complicate situazioni geopolitiche nelle regioni più ricche di petrolio, i costi per riscaldamento tradizionale sono aumentati negli ultimi anni, incidendo in maniera sostanziale sui bilanci economici delle nazioni, e dei singoli cittadini. Un apporto determinante nella possibile soluzione di questo complesso problema è costituito dalla utilizzazione di nuovi materiali per costruzioni che, integrati con tecniche innovative a livello impiantistico, ottengano un sistema in grado di minimizzare e virtualmente eliminare il fabbisogno di combustibile fossile per il riscaldamento invernale, oltre a rendere minimi i fabbisogni di energia elettrica per il raffrescamento estivo dei locali. Un tale sistema, oltre a incidere direttamente in modo positivo sui risparmi economici degli utilizzatori, consegue anche il beneficio di una aumentata sensibilità verso le tematiche ambientali, contribuendo a formare una cultura collettiva che sola, in ultima analisi, può determinare una inversione di rotta nei cambiamenti climatici connessi agli enormi consumi energetici delle società industrializzate. Affinché un edificio possa definirsi "passivo", esso deve contemporaneamente soddisfare un pacchetto di requisiti che si traducono, per il sistema edificio-impianto, in elevati livelli prestazionali sia dal punto di vista energetico che della sostenibilità ambientale. A tal fine, componenti opachi e finestrati devono presentare un ottimo isolamento termico ed il sistema di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) deve abbinare elevata efficienza ed efficacia. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale la casa passiva si pone un duplice obiettivo: avere il minore impatto possibile sull’ambiente (per quanto attiene sia le emissioni di gas serra che lo sfruttamento delle risorse rinnovabili) ed implementare la qualità ambientale interna globale (comfort termoigrometrico, acustico ed illuminotecnico e Indoor Air Quality). La consapevolezza energetica dell’edificio si integra fortemente con un ulteriore obiettivo che mira all’implementazione dello sfruttamento degli apporti energetici gratuiti, attraverso lo studio dei componenti finestrati e l’uso di appropriati prodotti edilizi che agiscono da sistemi solari passivi a guadagno diretto. La casa passiva è un edificio in cui i requisiti relativi al comfort interno ed al microclima sono raggiunti e controllati limitando l’ausilio di sistemi di climatizzazione attivi convenzionali. Il termine "passiva" deriva dal fatto che la casa è in grado di riscaldarsi pressoché da sola. Una casa passiva ha temperature interne confortevoli d'estate, poiché l'isolamento termico ottimale blocca il flusso di calore proveniente dall'esterno. A tale scopo le finestre devono essere ombreggiate mediante persiane, balconi o strutture particolari. D'inverno invece, la casa passiva viene riscaldata sfruttando il calore irradiato dal sole attraverso le finestre nonché attraverso l'emissione di calore da parte di apparecchi (elettrodomestici, computer, ecc.) e degli abitanti stessi. L'aria fresca viene preriscaldata mediante il recupero di calore, cioè il calore dell'aria in uscita viene trasferito all'aria fresca in entrata da uno scambiatore di calore. Diventa così superfluo un sistema di riscaldamento convenzionale, cioè "attivo", motivo per cui si parla di case "passive".

Inizialmente i requisiti prestazionali per un edificio passivo prevedevano: - fabbisogno di energia utile per riscaldamento inferiore a 15 kWh/m²a (molto inferiore a quanto strettamente richiesto per la classe A); - assenza di ponti termici (definito con temperature interne superficiali sotto 17°C); - alta tenuta all'aria: n50 < 0,6 h-1; - fabbisogno di energia primaria totale < 120 kWh/ m²a; Successivamente, con la realizzazione di edifici passivi anche a latitudini più basse, è stato introdotto uno standard che tenesse conto del problema del surriscaldamento estivo: - la % di giorni con temperatura interna dell'aria ti > 25°C deve essere inferiore al 10%. Dunque le caratteristiche più importanti che un edificio passivo deve avere sono principalmente due: un involucro esterno altamente isolato, realizzato senza ponti termici e a tenuta all'aria, e un impianto di ventilazione efficiente in grado di assicurare un adeguato ricambio d’aria agli ambienti.
(del 19/07/2007 alle 14:52:53, LEGGI POST, linkato 4240 volte)
La casa passiva (passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un’abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento tradizionale, quali caldaie, termosifoni o sistemi analoghi.
La casa è detta “PASSIVA” perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi dalle finestre, il calore presente nel terreno e il calore generato internamente all’edificio, sia da elettrodomestici che dagli occupanti stessi, sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda.
L’energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell’edificio è tipicamente fornita con sistemi non convenzionali (es. pannelli solari o pompa di calore per riscaldare l’aria dell’impianto di ventilazione controllata a recupero energetico).
L’impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al m² anno.
Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate e mediante l’adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico. Mentre fino a qualche anno fa utilizzare l'energia solare implicava limitazioni architettoniche, oggi sono possibili allestimenti personalizzati, favoriti anche dai contributi pubblici previsti per tali opere.
I principi su cui si basa una casa passiva sono quindi essenzialmente 4: - eccellente coibentazione dell'involucro abitativo, comprese le aperture, con pareti isolanti di spessore 30-40 cm. - ottimizzazione del guadagno solare passivo e al contempo protezione dal surriscaldamento estivo tramite corretto orientamento delle facciate e ombreggiamenti - ventilazione controllata con recupero di calore ad alto rendimento - assenza di ponti termici.

Queste brevi considerazioni, di carattere necessariamente generico, sono anche alla base del sistema di classificazione energetica degli edifici che, nato in ambito tecnico, è oggi parte della legislazione italiana. In base ad esso, si suddividono gli edifici in classi energetiche definite dal consumo annuo di combustibile per metro quadro utilizzato per il riscaldamento.
IL PARADOSSO: in Europa ci sono oltre 3.000 case senza riscaldamento tradizionale dove comunque nessuno ha freddo. Sono quasi tutte al nord dove fa più freddo e c’è meno sole, mentre nel mediterraneo dove il clima è mite, non ce ne sono.
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